La sedia vuota in Gestalt: cos’è e a cosa serve

Ci sono parole che non abbiamo mai detto: a un genitore, a una persona che non c’è più, a un ex partner, a una parte di noi stessi che ci critica o ci spaventa. Restano dentro, a volte per anni. La sedia vuota è una delle tecniche più conosciute della psicoterapia della Gestalt e serve proprio a dare spazio a quei dialoghi interrotti, in un contesto protetto.

Cos’è la tecnica della sedia vuota?

La tecnica della sedia vuota è un esercizio esperienziale in cui la persona immagina di avere di fronte, su una sedia vuota, qualcuno o qualcosa con cui ha un conto in sospeso, e gli parla direttamente. Può trattarsi di una persona reale, presente o assente, oppure di una parte di sé, di un’emozione, di un sintomo. È stata resa celebre da Fritz Perls, uno dei fondatori della psicoterapia della Gestalt, negli anni Sessanta.

Spesso la persona viene invitata anche a cambiare sedia e a rispondere “dal punto di vista” dell’altro, creando un vero dialogo.

A cosa serve la sedia vuota?

La sedia vuota serve a trasformare il “parlare di” un’esperienza nel “viverla” nel presente, in modo da contattare emozioni che il racconto razionale spesso tiene a distanza. In particolare può aiutare a:

  • chiudere situazioni rimaste in sospeso, quelle che in Gestalt si chiamano “gestalt aperte”;
  • elaborare un lutto, salutando chi non c’è più e dicendo ciò che non si è potuto dire;
  • affrontare conflitti con genitori, partner o figure importanti;
  • dialogare con parti di sé in contrasto, come il critico interiore e la parte che si sente giudicata;
  • dare voce a emozioni trattenute, come rabbia, tristezza o gratitudine.
Come funziona la tecnica della sedia vuota della Gestalt in quattro passi
I passaggi della sedia vuota, sempre guidati dal terapeuta

Come si svolge un lavoro con la sedia vuota?

Un lavoro con la sedia vuota si svolge sempre con la guida del terapeuta e solo quando la persona si sente pronta. Di solito il terapeuta invita a parlare in prima persona e al presente (“io ti dico che…”) e a notare cosa succede nel corpo: un nodo alla gola, le mani che si stringono, il respiro che cambia. Sono proprio queste sensazioni a orientare il lavoro. Non c’è un copione da seguire: ogni dialogo è unico.

Perché parlare a una sedia vuota funziona?

Parlare a una sedia vuota funziona perché mette in contatto con l’esperienza emotiva in modo diretto. Nella psicoterapia della Gestalt si lavora sull'”awareness”, la consapevolezza di ciò che accade nel qui e ora: rivolgersi direttamente all’altro, invece di raccontarlo, attiva emozioni e sensazioni che possono finalmente essere espresse e integrate. Spesso le persone scoprono parole, bisogni o sentimenti che non sapevano di avere. Per approfondire questo principio puoi leggere anche il nostro articolo sulla Preghiera della Gestalt.

La sedia vuota è adatta a tutti?

La sedia vuota non è adatta a tutte le persone né a tutti i momenti. In presenza di traumi gravi o di forte instabilità emotiva può essere troppo intensa, e il terapeuta può preferire altri strumenti, come l’EMDR o tecniche di stabilizzazione. Viene proposta come un invito, mai come un obbligo, e la persona può fermarsi in qualunque momento.

Come uso la sedia vuota nel mio lavoro

Nella mia pratica clinica la sedia vuota è uno degli strumenti della psicoterapia della Gestalt che integro, quando è utile, con la terapia cognitivo-comportamentale e l’EMDR. La uso spesso nei percorsi di elaborazione del lutto, nelle separazioni e nel lavoro sull’autocritica, sempre all’interno di una relazione terapeutica di fiducia.

Domande frequenti

Si può fare la sedia vuota da soli a casa?
È possibile provarla in forma leggera, ad esempio scrivendo una lettera, ma il lavoro più profondo è meglio farlo con un terapeuta.

La sedia vuota si usa solo per i lutti?
No, si usa anche per conflitti, decisioni difficili e per dialogare con parti di sé.

È imbarazzante parlare a una sedia vuota?
All’inizio può sembrarlo, ma di solito l’imbarazzo passa in fretta quando le emozioni diventano protagoniste.

Si può fare anche online?
Sì, la tecnica può essere adattata anche alle sedute online, usando una sedia o un oggetto nella propria stanza.

Chi ti accompagna in questo percorso a Firenze

Sono la Dott.ssa Martina Fino, psicologa e psicoterapeuta iscritta all’Albo degli Psicologi della Toscana (n. 5767). Mi sono formata in Psicologia Clinica e della Salute all’Università degli Studi di Firenze e lavoro con un approccio integrato che unisce la Psicoterapia della Gestalt, strumenti cognitivo-comportamentali, l’EMDR e il Training Autogeno. Ho maturato esperienza nella psichiatria della ASL di Firenze e nel sostegno psiconcologico all’Ospedale di Careggi.

Ricevo nel mio studio in Via Tommaso Campanella, zona Campo di Marte – Coverciano, vicino allo stadio Artemio Franchi e raggiungibile con i bus 10, 17, 20, 31 e 32. Per chi vive fuori città o in altre zone della Toscana sono disponibili anche sedute online.

Il primo colloquio è conoscitivo e senza impegno, anche telefonico: puoi chiamare al 392 693 1473 oppure inviare una email a fino.martina@gmail.com.

In sintesi

  • La sedia vuota è una tecnica della psicoterapia della Gestalt resa celebre da Fritz Perls.
  • Permette di dialogare con persone assenti o con parti di sé.
  • È utile per lutti, conflitti, emozioni trattenute e autocritica.
  • Va proposta da un terapeuta formato, nei tempi giusti per la persona.

Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce una valutazione o una consulenza psicologica personalizzata.

Fonti