Caregiver di un malato oncologico: come prendersi cura anche di sé

Accompagnare alle visite, ricordare le terapie, rassicurare, gestire la casa e il lavoro, e intanto tenere dentro la propria paura. Chi assiste una persona cara durante una malattia oncologica, il caregiver, vive spesso un carico enorme e silenzioso. Si sente in dovere di essere sempre forte e finisce per dimenticare i propri bisogni. Prendersi cura di sé, in questa situazione, non è egoismo: è ciò che permette di continuare a esserci. Anche il caregiver oncologico, infatti, ha bisogno di essere sostenuto.

Chi è il caregiver oncologico?

Il caregiver di un malato oncologico è la persona che assiste in modo continuativo chi affronta un tumore: spesso il partner, un figlio adulto, un genitore o un amico stretto. Non è un professionista sanitario, ma si occupa di molti aspetti pratici ed emotivi della cura, diventando un punto di riferimento per il malato e spesso anche per l’équipe medica.

Quali emozioni prova chi assiste una persona con un tumore?

Chi assiste una persona con un tumore prova spesso emozioni intense e contrastanti:

  • Paura per l’esito delle cure e per il futuro.
  • Impotenza, perché non si può “aggiustare” la malattia.
  • Senso di colpa, per non fare abbastanza o per desiderare momenti per sé.
  • Rabbia e irritabilità, a volte rivolte proprio verso la persona malata, e poi vissute con vergogna.
  • Solitudine, perché è difficile parlare delle proprie paure senza sentirsi egoisti.

Queste emozioni sono normali e comprensibili: riconoscerle è il primo passo per non esserne travolti.

Segnali di sovraccarico del caregiver di un malato oncologico e risorse per prendersi cura di sé
Riconoscere i segnali di sovraccarico aiuta a chiedere aiuto in tempo

Come capire se sto andando in burnout come caregiver?

Un caregiver può capire di essere vicino al burnout quando la stanchezza non passa nemmeno dopo il riposo, il sonno è disturbato, l’irritabilità aumenta, si trascurano la propria salute e le relazioni, e ci si sente svuotati o distaccati. Il burnout non riguarda solo il lavoro: può colpire anche chi assiste a lungo una persona cara.

Come prendersi cura di sé mentre si assiste un familiare?

Prendersi cura di sé mentre si assiste un familiare significa proteggere le proprie energie. Alcune indicazioni concrete:

  • Accettare aiuto pratico da altri familiari, amici o servizi del territorio: non serve fare tutto da soli.
  • Ritagliarsi piccole pause regolari, senza sentirsi in colpa.
  • Mantenere almeno un’attività per sé: una passeggiata, un hobby, un incontro con un amico.
  • Curare sonno, alimentazione e salute, inclusi i propri controlli medici.
  • Parlare delle proprie emozioni con qualcuno di fiducia, non solo della malattia dell’altro.

Come aiuta il supporto psiconcologico ai familiari?

Il supporto psiconcologico ai familiari offre uno spazio dedicato in cui il caregiver può smettere per un momento di essere forte. Può aiutare a gestire ansia e senso di colpa, a migliorare la comunicazione con la persona malata, a prendere decisioni difficili e ad affrontare le diverse fasi della malattia, inclusa, quando accade, l’elaborazione del lutto. Ho maturato esperienza nel sostegno psiconcologico presso l’Ospedale di Careggi: trovi più informazioni nella pagina dedicata alla psiconcologia.

Domande frequenti

È normale provare rabbia verso la persona malata?
Sì, la rabbia è una reazione comprensibile alla fatica e alla paura; non significa voler meno bene all’altro.

Anche il caregiver può chiedere un supporto psicologico?
Sì, il supporto psicologico è pensato anche per i familiari, che vivono un carico emotivo importante.

Come posso parlare con il mio familiare malato senza farlo preoccupare?
Una comunicazione sincera e calma, adattata ai tempi dell’altro, spesso fa meno paura del silenzio.

Si possono fare sedute online se non ho tempo di spostarmi?
Sì, le sedute online sono una buona soluzione per chi ha poco tempo a causa dell’assistenza.

Chi ti accompagna in questo percorso a Firenze

Sono la Dott.ssa Fino, psicologa e psicoterapeuta iscritta all’Albo degli Psicologi della Toscana (n. 5767). Mi sono formata in Psicologia Clinica e della Salute all’Università degli Studi di Firenze e lavoro con un approccio integrato che unisce la Psicoterapia della Gestalt, strumenti cognitivo-comportamentali, l’EMDR e il Training Autogeno. Ho maturato esperienza nella psichiatria della ASL di Firenze e nel sostegno psiconcologico all’Ospedale di Careggi.

Ricevo nel mio studio in Via Tommaso Campanella, zona Campo di Marte – Coverciano, vicino allo stadio Artemio Franchi e raggiungibile con i bus 10, 17, 20, 31 e 32. Per chi vive fuori città o in altre zone della Toscana sono disponibili anche sedute online.

Il primo colloquio è conoscitivo e senza impegno, anche telefonico: puoi chiamare al 392 693 1473 oppure inviare una email a fino.martina@gmail.com.

In sintesi

  • Il caregiver vive un carico pratico ed emotivo spesso sottovalutato.
  • Paura, impotenza, senso di colpa e rabbia sono emozioni normali.
  • Stanchezza persistente e isolamento possono segnalare un burnout.
  • Il supporto psiconcologico offre uno spazio dedicato anche ai familiari.

Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce una valutazione o una consulenza psicologica personalizzata.

Fonti