Salute mentale: 7 segnali che è il momento di chiedere aiuto

Il 10 ottobre è la Giornata mondiale della salute mentale. È una buona occasione per farsi una domanda che molti rimandano per mesi, a volte per anni: quando è il momento di chiedere aiuto psicologico? Non serve aspettare di “toccare il fondo”. Esistono segnali concreti che indicano che un supporto professionale potrebbe fare la differenza, e riconoscerli per tempo rende il percorso spesso più semplice.

Cos’è la salute mentale?

La salute mentale è, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, uno stato di benessere che permette alla persona di affrontare lo stress della vita, esprimere le proprie capacità, lavorare e contribuire alla propria comunità. Non coincide con l’assenza di disturbi: si può attraversare un periodo difficile senza avere una diagnosi, e meritare comunque attenzione e sostegno.

Secondo l’OMS, i disturbi mentali riguardano circa una persona su otto nel mondo, eppure la maggior parte di chi ne soffre non riceve un aiuto adeguato.

Quali sono i segnali per capire quando chiedere aiuto psicologico?

I segnali per cui chiedere aiuto psicologico riguardano soprattutto la durata, l’intensità e l’impatto del malessere sulla vita quotidiana. Ecco i sette più comuni:

  1. Il malessere dura da settimane: tristezza, ansia o irritabilità non passano dopo qualche giorno, ma si trascinano.
  2. Il sonno e l’appetito sono cambiati: dormi molto meno o molto di più, mangi senza fame o non hai più appetito.
  3. Le cose che prima ti piacevano ti lasciano indifferente: hobby, amici, progetti non ti danno più energia.
  4. Eviti sempre più situazioni: luoghi, persone o attività che prima affrontavi ora ti spaventano o ti pesano.
  5. Il lavoro, lo studio o le relazioni ne risentono: fai fatica a concentrarti, litighi più spesso, ti isoli.
  6. Hai attraversato un evento difficile (un lutto, una separazione, una diagnosi, un trauma) e non riesci a ritrovare un equilibrio.
  7. Le persone vicine ti dicono che sei cambiato, oppure tu stesso non ti riconosci più.

Se a questi segnali si aggiungono pensieri di farsi del male o di non voler più vivere, è importante chiedere aiuto subito, contattando il proprio medico, il 112 o il pronto soccorso.

7 segnali per capire quando chiedere aiuto psicologico: durata, sonno, interesse, evitamento, relazioni
Sette segnali concreti che indicano quando un supporto può essere utile

Come faccio a capire se ho bisogno di uno psicologo o se è solo un periodo no?

Un periodo no tende a migliorare da solo nel giro di qualche giorno o settimana, soprattutto quando cambia la situazione che lo ha provocato. Quando invece il malessere persiste, si allarga ad altri ambiti della vita o ti spinge a rinunciare a cose importanti, vale la pena parlarne con un professionista. Anche un solo colloquio può aiutare a fare chiarezza.

Perché si rimanda così tanto prima di chiedere aiuto?

Si rimanda la richiesta di aiuto per diversi motivi: la paura del giudizio, l’idea di “dovercela fare da soli”, il timore di scoprire qualcosa di grave, o semplicemente non sapere da dove cominciare. Rivolgersi a uno psicologo non significa essere “matti” né deboli: significa prendersi cura della propria salute, come si farebbe con un dolore fisico che non passa.

Cosa succede quando si chiede aiuto a uno psicoterapeuta?

Il primo passo è un colloquio conoscitivo, in cui si racconta cosa sta succedendo e si capisce insieme se e come iniziare un percorso. Non c’è alcun obbligo di proseguire. Se si decide di iniziare, il lavoro viene costruito sulla persona: possono essere utili strumenti cognitivo-comportamentali per ansia e umore, la psicoterapia della Gestalt per esplorare emozioni e relazioni, l’EMDR quando ci sono esperienze traumatiche. Per sapere cosa aspettarti, puoi leggere cosa succede alla prima seduta.

Domande frequenti

Quando bisogna andare dallo psicologo?
Quando un malessere dura da settimane, cresce di intensità o interferisce con lavoro, studio e relazioni. Non serve aspettare che diventi insopportabile.

Si può andare dallo psicologo anche senza un problema grave?
Sì. Molte persone iniziano un percorso per affrontare un cambiamento, conoscersi meglio o gestire lo stress, senza alcuna diagnosi.

Serve l’impegnativa del medico per andare da uno psicoterapeuta privato?
No, per uno psicologo o psicoterapeuta privato non serve alcuna prescrizione: si può contattare direttamente il professionista.

Il primo colloquio mi obbliga a iniziare una terapia?
No, il primo colloquio serve proprio a capire insieme se un percorso può essere utile.

Chi ti accompagna in questo percorso a Firenze

Sono la psicologa e psicoterapeuta Martina Fino, psicologa e psicoterapeuta iscritta all’Albo degli Psicologi della Toscana (n. 5767). Mi sono formata in Psicologia Clinica e della Salute all’Università degli Studi di Firenze e lavoro con un approccio integrato che unisce la Psicoterapia della Gestalt, strumenti cognitivo-comportamentali, l’EMDR e il Training Autogeno. Ho maturato esperienza nella psichiatria della ASL di Firenze e nel sostegno psiconcologico all’Ospedale di Careggi.

Ricevo nel mio studio in Via Tommaso Campanella, zona Campo di Marte – Coverciano, vicino allo stadio Artemio Franchi e raggiungibile con i bus 10, 17, 20, 31 e 32. Per chi vive fuori città o in altre zone della Toscana sono disponibili anche sedute online.

Il primo colloquio è conoscitivo e senza impegno, anche telefonico: puoi chiamare al 392 693 1473 oppure inviare una email a fino.martina@gmail.com.

In sintesi

  • Salute mentale non significa assenza di problemi, ma capacità di affrontare la vita con un buon equilibrio.
  • I segnali da ascoltare sono la durata del malessere, l’impatto sulla vita quotidiana e l’evitamento.
  • Chiedere aiuto presto rende spesso il percorso più semplice.
  • Il primo colloquio è conoscitivo e non impegna a iniziare una terapia.

Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce una valutazione o una consulenza psicologica personalizzata.

Fonti