Sindrome di Stoccolma: cos’è e perché ci si lega a chi fa del male

«Perché non se ne va?» È la domanda che molti si fanno davanti a chi resta legato a una persona che lo fa soffrire. La sindrome di Stoccolma è diventata il modo più comune per descrivere questo paradosso: provare affetto, comprensione o lealtà verso chi ci fa del male. Vediamo cos’è davvero, da dove nasce il termine e perché ci riguarda anche nelle relazioni di tutti i giorni.

Cos’è la sindrome di Stoccolma?

La sindrome di Stoccolma è un insieme di reazioni psicologiche per cui una persona tenuta in ostaggio o sottoposta a un abuso sviluppa sentimenti positivi verso chi la tiene prigioniera. Possono comparire simpatia, gratitudine, difesa dell’aggressore e diffidenza verso chi cerca di aiutarla. Non è una diagnosi ufficiale: non compare nel DSM-5-TR né nell’ICD-11.

Da dove viene il nome?

Il nome viene da una rapina in banca avvenuta a Stoccolma nell’agosto del 1973. Per sei giorni quattro impiegati furono tenuti in ostaggio nel caveau. Alla liberazione, alcuni di loro difesero i rapitori e si mostrarono ostili verso la polizia. Lo psichiatra e criminologo Nils Bejerot, che collaborava con le forze dell’ordine, usò per primo l’espressione per descrivere quel legame inatteso.

Perché si sviluppa un legame con chi ci fa del male?

Il legame con chi ci fa del male si sviluppa come strategia di sopravvivenza, spesso in modo non consapevole. Alcuni meccanismi ricorrono:

  • Dipendenza totale: quando la propria sicurezza dipende dall’altro, la mente cerca di “stare dalla sua parte”.
  • Alternanza di paura e piccole gentilezze: un gesto di cura dopo una minaccia viene vissuto come enorme.
  • Isolamento: senza altri punti di vista, il racconto dell’aggressore diventa l’unica realtà.
  • Percezione di non avere vie d’uscita: adattarsi sembra più sicuro che opporsi.

Gli psicologi Donald Dutton e Susan Painter, nel 1981, hanno descritto un meccanismo simile nelle relazioni violente, chiamandolo traumatic bonding, o legame traumatico. Il legame si rafforza proprio per l’alternanza imprevedibile di maltrattamento e affetto.

Sindrome di Stoccolma: i segnali di un legame traumatico nelle relazioni
I segnali più frequenti di un legame traumatico, noto come sindrome di Stoccolma.

Esiste la sindrome di Stoccolma nelle relazioni di coppia?

Sì, nel linguaggio comune si parla di sindrome di Stoccolma anche nelle relazioni di coppia, in famiglia o sul lavoro. Gli specialisti preferiscono parlare di legame traumatico. I segnali possono essere:

  • giustificare comportamenti offensivi o violenti («è stressato», «l’ho provocato io»);
  • sentirsi in colpa all’idea di andarsene o di raccontare cosa succede;
  • difendere il partner davanti ad amici e familiari preoccupati;
  • aggrapparsi ai momenti “buoni” come prova che le cose cambieranno;
  • sentire di non poter vivere senza quella persona, pur soffrendo.

Spesso queste dinamiche si intrecciano con la dipendenza affettiva, il gaslighting o una relazione con un narcisista.

La sindrome di Stoccolma è una debolezza?

No, non è una debolezza né una scelta. È una risposta adattiva a una situazione di pericolo e di controllo, che può riguardare chiunque. Giudicare chi la vive, anche con frasi come «te la sei cercata», aumenta la vergogna e rende più difficile chiedere aiuto.

Come si esce da un legame traumatico?

  1. Riconoscere lo schema, mettendo per iscritto episodi e comportamenti.
  2. Rompere l’isolamento, riallacciando i rapporti con persone di fiducia.
  3. Pianificare la sicurezza, soprattutto se c’è violenza. Il numero 1522 è gratuito e attivo 24 ore su 24.
  4. Chiedere un sostegno professionale per elaborare ciò che è successo.

Quando è il caso di rivolgersi a uno psicoterapeuta?

È il caso di rivolgersi a uno psicoterapeuta quando ti accorgi di restare legato a una persona che ti fa del male, quando non riesci a staccarti nonostante la sofferenza, o quando, anche dopo la fine della relazione, il pensiero di quella persona continua a dominare la tua vita. In caso di pericolo immediato, chiama il 112.

Come si affronta in un percorso di psicoterapia?

In psicoterapia il primo obiettivo è la sicurezza e la costruzione di una relazione di fiducia, senza giudizio. La psicoterapia della Gestalt aiuta a ritrovare il contatto con i propri bisogni e confini. Le tecniche cognitivo-comportamentali aiutano a riconoscere i pensieri che giustificano l’abuso. L’EMDR è indicato per elaborare i ricordi traumatici.

Domande frequenti

La sindrome di Stoccolma è una malattia mentale?
No, non è una diagnosi riconosciuta, ma descrive un insieme di reazioni psicologiche reali a situazioni di pericolo e controllo.

Come capisco se sono in un legame traumatico?
Alcuni segnali sono giustificare chi ti ferisce, sentirti in colpa all’idea di andartene e isolarti dalle persone care. Un confronto con un professionista aiuta a fare chiarezza.

Quanto tempo serve per uscire da un legame traumatico?
Dipende dalla durata e dall’intensità della relazione. Con un sostegno adeguato si possono vedere cambiamenti significativi già nei primi mesi.

Esiste la sindrome di Lima?
Sì, è il fenomeno opposto: è il rapitore a sviluppare simpatia per gli ostaggi. Prende il nome da un sequestro avvenuto a Lima, in Perù, nel 1996.

Chi ti accompagna in questo percorso a Firenze

Sono la Dott.ssa Martina Fino, psicologa e psicoterapeuta iscritta all’Albo degli Psicologi della Toscana (n. 5767). Mi sono formata in Psicologia Clinica e della Salute all’Università degli Studi di Firenze e lavoro con un approccio integrato che unisce la Psicoterapia della Gestalt, strumenti cognitivo-comportamentali, l’EMDR e il Training Autogeno. Ho maturato esperienza nella psichiatria della ASL di Firenze e nel sostegno psiconcologico all’Ospedale di Careggi.

Ricevo nel mio studio in Via Tommaso Campanella, zona Campo di Marte – Coverciano, vicino allo stadio Artemio Franchi e raggiungibile con i bus 10, 17, 20, 31 e 32. Per chi vive fuori città o in altre zone della Toscana sono disponibili anche sedute online.

Il primo colloquio è conoscitivo e senza impegno, anche telefonico: puoi chiamare o scrivere su WhatsApp al 392 693 1473 oppure inviare una email a fino.martina@gmail.com.

In sintesi

  • La sindrome di Stoccolma descrive l’attaccamento verso chi ci tiene in ostaggio o ci fa del male.
  • Il nome viene da una rapina a Stoccolma del 1973; non è una diagnosi ufficiale.
  • Nelle relazioni si parla di legame traumatico, rafforzato dall’alternanza di maltrattamento e affetto.
  • Non è una debolezza: con sostegno e sicurezza se ne può uscire. In caso di violenza, il 1522 è sempre attivo.

Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce una valutazione o una consulenza psicologica personalizzata.

Fonti