Chi cerca informazioni sull’EMDR trova quasi sempre pagine entusiaste. Le scrivono professionisti formati in EMDR — io compresa — e questo rende difficile farsi un’idea equilibrata.
Questa pagina prova a fare il contrario: raccontare anche i limiti, gli effetti collaterali possibili e le situazioni in cui l’EMDR non è la scelta giusta. Non perché non ci creda — lo uso nel mio lavoro — ma perché una persona che sta valutando un percorso ha diritto a sapere anche questo.
I pro: cosa dicono le prove
È un trattamento riconosciuto per il trauma. L’EMDR è raccomandato da linee guida internazionali per il disturbo da stress post-traumatico, sulla base di studi controllati. Non è una tecnica alternativa o di nicchia: è dentro i trattamenti validati.
Spesso richiede meno tempo rispetto ad altri approcci per il trattamento di traumi singoli e circoscritti.
Non richiede di raccontare tutto nel dettaglio. Per chi fatica a mettere in parole un’esperienza — e capita spesso, proprio nei traumi — è un vantaggio concreto.
Non prevede compiti a casa di tipo espositivo, che in altri protocolli sono spesso la parte in cui le persone si arrendono.
I contro, detti con onestà
Le prove sono più solide su alcuni disturbi che su altri. Sul disturbo post-traumatico l’evidenza è robusta. Su altri quadri — depressione, disturbi alimentari, dipendenze — la ricerca è più giovane e i risultati meno consolidati. Chi lo propone come soluzione per qualunque cosa sta andando oltre quello che i dati sostengono.
Si discute ancora su quale sia l’ingrediente attivo. Se sia la stimolazione bilaterale in sé oppure l’esposizione al ricordo dentro una cornice protetta è tuttora oggetto di dibattito scientifico. Funziona, ma il meccanismo non è chiarito quanto la divulgazione lascia intendere.
Non funziona con tutti. Come ogni trattamento, ha percentuali di non risposta. Non è un difetto della persona quando accade.
La qualità dipende molto da chi lo conduce. È un protocollo strutturato in otto fasi, e saltarne alcune — in particolare la preparazione — non solo lo rende inefficace, ma può essere dannoso.
Effetti collaterali possibili
Esistono, sono in genere transitori, ed è corretto conoscerli prima.
- Aumento temporaneo dell’attivazione emotiva nei giorni successivi alla seduta
- Sogni vividi o disturbati, o un sonno più agitato per qualche notte
- Riaffiorare di ricordi collegati che non erano stati messi a fuoco
- Stanchezza intensa dopo la seduta: la rielaborazione è faticosa
- Sensazioni fisiche come mal di testa o tensione, che di solito si esauriscono in poche ore
Un terapeuta che lavora correttamente ti avvisa di questo prima, chiude ogni seduta riportandoti a uno stato di equilibrio e ti dà strumenti da usare tra un incontro e l’altro. Se non lo fa, è un segnale.
“Dopo l’EMDR sto malissimo”: perché succede
È una ricerca frequente e merita una risposta seria.
Un peggioramento transitorio nei giorni successivi può rientrare nella norma: si è mosso materiale che era rimasto fermo, e il sistema deve riassestarsi. In genere si attenua nell’arco di qualche giorno.
Ma non sempre è fisiologico. Un malessere intenso e prolungato può indicare che si è iniziata la rielaborazione senza una preparazione sufficiente, che le risorse di stabilizzazione non erano abbastanza solide, o che il quadro richiedeva un lavoro diverso prima di toccare quel materiale.
In entrambi i casi la cosa da fare è la stessa: dirlo al terapeuta, subito, senza aspettare la seduta successiva. Un professionista competente rallenta, torna alla stabilizzazione o rivede l’impostazione. Se invece minimizza o insiste, hai un problema che non riguarda l’EMDR.
Quando non è indicato
Ci sono situazioni in cui l’EMDR va rimandato, adattato o escluso:
- Fasi acute di scompenso psichiatrico, in cui la priorità è la stabilizzazione
- Rischio suicidario attivo, che richiede una presa in carico di altro tipo
- Uso di sostanze in corso, che interferisce con la rielaborazione
- Assenza di risorse di stabilizzazione: in questi casi non è una controindicazione definitiva, ma va costruito prima ciò che serve, e può richiedere mesi
- Situazioni di pericolo ancora in corso: non si elabora un trauma mentre lo si sta ancora subendo. Prima viene la sicurezza.
- Alcune condizioni mediche, come epilessia o problemi oculari, per cui vanno adattate le modalità di stimolazione
La valutazione di tutto questo avviene nelle prime fasi del protocollo. È il motivo per cui l’EMDR non inizia mai alla prima seduta.
È pericoloso?
Condotto correttamente, da un professionista formato e all’interno di un percorso strutturato, no. I rischi non derivano dalla tecnica in sé ma dall’applicarla nel contesto sbagliato: senza valutazione preliminare, senza preparazione, su quadri che richiedono altro, o da parte di chi non ha una formazione adeguata.
Prima di iniziare puoi chiedere al professionista dove si è formato e se è iscritto all’Albo. Sono domande legittime e un terapeuta serio risponde volentieri.
Sulle testimonianze
Cercando informazioni troverai molte testimonianze, positive e negative. Ti suggerisco di prenderle per quello che sono: esperienze singole, non prove di efficacia.
Su questo sito non ne troverai. Non perché non ci siano persone soddisfatte, ma perché pubblicare testimonianze di pazienti è una pratica su cui la deontologia professionale in ambito sanitario è restrittiva, e perché non aiuterebbe comunque a capire se questo approccio funzioni per te. Quello si valuta insieme, in un colloquio.
Domande frequenti
Quali sono i pro e i contro dell’EMDR in sintesi?
A favore: efficacia documentata sul trauma, tempi spesso più brevi, non richiede di raccontare tutto nel dettaglio. Contro: prove più solide su alcuni disturbi che su altri, meccanismo d’azione ancora dibattuto, forte dipendenza dalla competenza di chi lo conduce, possibile attivazione emotiva transitoria.
Quanto durano gli effetti collaterali?
In genere da poche ore a qualche giorno. Se durano di più o sono intensi, va detto al terapeuta senza aspettare.
Posso interrompere una seduta di EMDR?
Sì, in qualsiasi momento. La persona resta sveglia e in controllo per tutta la durata, e concordare in anticipo un segnale per fermarsi fa parte della preparazione.
L’EMDR può far riaffiorare ricordi che non ricordavo?
Possono emergere ricordi collegati non messi a fuoco in precedenza. Va detto però con chiarezza che la memoria non funziona come una registrazione, e nessun approccio serio pretende di recuperare ricordi “nascosti” in modo attendibile. Non è questo lo scopo dell’EMDR.
Va bene per chiunque?
No, e chi dice il contrario sta semplificando. L’indicazione si valuta caso per caso, dopo i colloqui iniziali.
Un percorso a Firenze o online
Se stai valutando un percorso con EMDR e vuoi capire se è adatto alla tua situazione, puoi contattarmi per un primo colloquio conoscitivo. Ricevo in studio a Firenze, in Via Tommaso Campanella 5, zona Campo di Marte – Coverciano.
Trovi il funzionamento del protocollo nell’articolo sulla terapia EMDR e su come si svolge una seduta, e un’introduzione generale su che cos’è l’EMDR e a cosa serve.
Se stai valutando se l’EMDR faccia al caso tuo, qui trovi come si svolge la terapia EMDR a Firenze e quando è indicata.

