Ti capita di arrivare al lunedì già esausto, di sentirti svuotato anche dopo il weekend, o di provare un distacco crescente verso un lavoro che un tempo ti appassionava? Potrebbe non trattarsi di semplice stanchezza, ma di burnout, una condizione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce ufficialmente come fenomeno legato al contesto lavorativo. Capire di cosa si tratta è il primo passo per affrontarlo.
Cos’è il burnout
Il burnout è una sindrome che nasce da uno stress cronico sul posto di lavoro non gestito in modo efficace. Non è considerato una malattia in senso stretto: dal 2019 l’OMS lo ha inserito nell’ICD-11, l’undicesima revisione della Classificazione Internazionale delle Malattie, all’interno del capitolo dedicato ai fattori che influenzano lo stato di salute, distinguendolo sia dalle malattie professionali che dai generici rischi psicosociali. In pratica, è una condizione che spinge le persone a rivolgersi ai servizi sanitari, senza essere di per sé una patologia.
Il concetto è stato descritto per la prima volta negli anni Settanta dallo psicologo Herbert Freudenberger e successivamente approfondito da Christina Maslach, che insieme a Susan Jackson ha sviluppato nel 1981 il Maslach Burnout Inventory, il questionario tuttora più utilizzato per valutarne la presenza.
Le tre dimensioni del burnout secondo l’OMS
Secondo la definizione ufficiale, il burnout si articola in tre componenti:
Esaurimento delle energie
Una stanchezza fisica ed emotiva persistente, che non passa con il riposo
Distacco mentale dal lavoro
Sentimenti di cinismo, negativismo o indifferenza verso le proprie mansioni
Riduzione dell’efficacia professionale
La sensazione di non rendere più come prima, con calo di produttività e autostima
Le 3 dimensioni del burnout secondo la definizione dell’OMS (ICD-11, 2019).
Burnout o semplice stress da lavoro? Le differenze
È importante non confondere il burnout con un periodo di stress lavorativo, per quanto intenso. Lo stress acuto tende a risolversi con il riposo e con la fine del carico di lavoro che lo ha causato; il burnout, invece, si sviluppa in modo progressivo, nell’arco di mesi o anni, e resta specifico dell’ambito professionale: l’OMS stessa precisa che il termine non dovrebbe essere usato per descrivere difficoltà vissute in altri ambiti della vita. Se ti riconosci in una fase più iniziale, può esserti utile l’articolo su stress da lavoro: sintomi e soluzioni.
Quali sono i segnali da non sottovalutare?
Chi attraversa un burnout può riconoscere in sé:
- Stanchezza cronica, anche al risveglio
- Irritabilità o insofferenza verso colleghi, clienti o pazienti
- Cinismo, disillusione verso il proprio ruolo o la propria azienda
- Difficoltà di concentrazione e calo delle prestazioni
- Sintomi fisici come mal di testa, disturbi del sonno o problemi gastrointestinali
- Sensazione di inadeguatezza, anche a fronte di risultati oggettivamente validi
Se questi segnali persistono per settimane e interferiscono con la vita quotidiana, può essere utile parlarne con un professionista.
Chi è più a rischio di burnout?
Il fenomeno non riguarda solo dirigenti o professioni ad alta responsabilità. In Italia, secondo i dati riportati dagli osservatori sulla sicurezza sul lavoro, le professioni maggiormente esposte includono quelle sanitarie, educative, di assistenza e più in generale i lavori caratterizzati da forte carico emotivo, ritmi elevati e scarso riconoscimento. Anche genitori impegnati in un doppio carico, tra lavoro e cura familiare, possono sperimentare una forma di esaurimento assimilabile.
Come si affronta il burnout in un percorso di psicoterapia
Un percorso terapeutico mirato può aiutare a:
- Riconoscere i primi segnali prima che il quadro si aggravi
- Comprendere quali dinamiche personali e lavorative alimentano l’esaurimento
- Recuperare consapevolezza e contatto con i propri bisogni, un principio cardine dell’approccio gestaltico
- Sviluppare strategie concrete di gestione dello stress, anche attraverso tecniche di rilassamento come il Autogenic training
- Nei casi in cui il burnout si intrecci con vissuti traumatici legati al lavoro (mobbing, eventi critici), valutare un lavoro specifico con l’EMDR
Un percorso non punta solo a “resistere meglio” al carico di lavoro, ma a ristabilire un equilibrio più autentico tra le proprie energie, i propri valori e le richieste dell’ambiente professionale. Quando spostarsi in studio è complicato, è possibile lavorare anche a distanza: ne parlo nell’articolo su come funziona la terapia online.
Domande frequenti sul burnout
Il burnout è considerato una malattia?
No. L’OMS lo classifica come fenomeno occupazionale, non come condizione medica, ma può comunque avere un impatto significativo sul benessere psicofisico e giustificare un percorso di supporto.
Quanto dura un percorso di psicoterapia per il burnout?
Varia da persona a persona, in base alla gravità del quadro e agli obiettivi condivisi con il terapeuta. Alcuni benefici possono emergere già nelle prime settimane, mentre un consolidamento duraturo richiede in genere alcuni mesi di lavoro continuativo.
È possibile riprendersi dal burnout senza cambiare lavoro?
In molti casi sì: il percorso terapeutico lavora prima di tutto sulla persona, sulle sue risorse e sui suoi limiti, ed è spesso possibile ritrovare un equilibrio anche restando nello stesso contesto lavorativo, con eventuali aggiustamenti concordati.
Dove posso rivolgermi per il burnout a Firenze?
È possibile richiedere un primo colloquio conoscitivo con uno psicoterapeuta specializzato, anche solo per capire se e come è utile intraprendere un percorso.
In sintesi
- Il burnout è una sindrome legata allo stress lavorativo cronico, riconosciuta dall’OMS nell’ICD-11 come fenomeno occupazionale
- Si manifesta con esaurimento, distacco/cinismo e calo di efficacia professionale
- Va distinto dal semplice stress: si sviluppa in modo progressivo e riguarda solo l’ambito lavorativo
- Un percorso di psicoterapia può aiutare a riconoscerlo, comprenderne le cause e ritrovare equilibrio
Un percorso su misura con la Dott.ssa Martina Fino a Firenze
I am Martina Fino, psicologa e psicoterapeuta iscritta all’Albo degli Psicologi della Toscana (n. 5767), laureata in Psicologia Clinica e della Salute all’Università degli Studi di Firenze. Nel mio lavoro, maturato anche nell’ambito della psichiatria dell’ASL di Firenze e del sostegno psiconcologico presso l’Ospedale di Careggi, mi occupo di ansia, stress, burnout, difficoltà relazionali e momenti di transizione, con un approccio integrato che unisce la psicoterapia della Gestalt, tecniche cognitivo-comportamentali, EMDR e Training Autogeno.
I receive in the studio at Firenze, in Via Tommaso Campanella (zona Campo di Marte – Coverciano), facilmente raggiungibile con le linee bus 10, 17, 20, 31, 32, e offro anche sedute online per chi vive fuori città o in altre zone della Toscana.
Se ti riconosci in alcuni dei segnali descritti in questo articolo, non aspettare che la situazione peggiori: contattami per un primo colloquio conoscitivo, senza impegno.
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- ✉️ Email: fino.martina@gmail.com
- 📍 Studio: Via Tommaso Campanella 5, 50136 Firenze
Fonti
- Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – Burn-out an “occupational phenomenon”: International Classification of Diseases
- Bollettino ADAPT – Il burnout inserito nell’ICD-11 dall’OMS
- Regione Emilia-Romagna, Sicurezza nei luoghi di lavoro – Il burnout è un fenomeno occupazionale: la conferma dell’OMS

