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Edonismo: significato, chi è un edonista e quando il piacere diventa un problema

“Vivi il momento”, “prenditi il tuo piacere”, “la vita è una sola”: frasi che sentiamo spesso e che, in fondo, sintetizzano un’idea antica quanto la filosofia occidentale, l’edonismo. Ma cosa significa davvero questa parola, cosa distingue un edonista da chi semplicemente sa godersi la vita, e soprattutto: quando la ricerca del piacere smette di essere una risorsa e diventa un modo per evitare qualcos’altro?

Cos’è l’edonismo

L’edonismo (dal greco hēdonē, piacere) è la dottrina filosofica secondo cui il piacere è il bene supremo e il criterio principale per valutare se un’azione o una vita valgono la pena. In psicologia il termine viene usato in un senso più specifico e meno filosofico: l’edonismo psicologico è la tesi secondo cui il comportamento umano è motivato, in ultima analisi, dalla ricerca del piacere e dall’evitamento del dolore — un principio che ha influenzato profondamente le teorie sulla motivazione e sull’apprendimento.

Nel linguaggio comune, però, “edonismo” ha spesso un’accezione più ristretta e a tratti negativa: indica uno stile di vita orientato alla gratificazione immediata — cibo, sesso, consumo, intrattenimento — senza troppa attenzione alle conseguenze future.

Chi è un edonista

Un edonista è una persona che organizza le proprie scelte intorno alla ricerca del piacere e al soddisfacimento dei desideri, spesso privilegiando la gratificazione immediata rispetto a obiettivi a lungo termine. Non è un’etichetta clinica né una diagnosi: descrive un tratto di personalità o uno stile di vita, che può essere del tutto equilibrato oppure, in alcuni casi, diventare un modo per evitare emozioni difficili o responsabilità (su questo torniamo più avanti).

Edonismo in filosofia: Aristippo, Epicuro e un equivoco molto diffuso

La versione più radicale dell’edonismo filosofico risale ad Aristippo di Cirene (V-IV secolo a.C.), secondo cui il piacere immediato dei sensi è il fine dell’esistenza. È un equivoco molto comune, però, confondere questa posizione con quella di Epicuro, spesso associato all’edonismo ma in realtà assai più vicino a una filosofia della moderazione: per Epicuro il piacere più alto non è l’eccesso sensoriale, ma l’atarassia, l’assenza di turbamento, raggiunta attraverso desideri semplici e limitati. Nel linguaggio comune “epicureo” ed “edonista” vengono spesso usati come sinonimi, ma nella filosofia classica indicano due strade quasi opposte per arrivare al benessere.

Edonismo in psicologia: il ruolo del piacere nel comportamento

Al di là del dibattito filosofico, la ricerca psicologica ha mostrato che il sistema di ricompensa del cervello — il circuito che regola il rilascio di dopamina in risposta a stimoli piacevoli — è uno dei motori più potenti del comportamento umano, e guida scelte quotidiane molto più spesso di quanto siamo disposti ad ammettere. Un filone di studi sulla cosiddetta “psicologia edonica” (hedonic psychology) si occupa proprio di come le persone sperimentano piacere e dispiacere, e di come questo influenzi le decisioni.

Un dato interessante emerso da questa ricerca è il cosiddetto “tapis roulant edonico” (hedonic treadmill): la tendenza umana ad adattarsi rapidamente sia agli eventi positivi sia a quelli negativi, tornando dopo poco tempo a un livello di soddisfazione di base relativamente stabile. È uno dei motivi per cui rincorrere il piacere immediato come unica fonte di benessere tende a dare risultati sempre più effimeri: il livello di gratificazione necessario per sentirsi appagati si alza nel tempo, in un meccanismo non troppo diverso da quello che rende la procrastinazione così difficile da abbandonare: in entrambi i casi il cervello privilegia una gratificazione piccola mano immediata rispetto a un beneficio più grande ma differito.

L’opposto dell’edonismo: quando il piacere viene negato

Non tutti gli eccessi vanno nella stessa direzione: c’è chi organizza la propria vita intorno al piacere, e c’è chi lo evita quasi sistematicamente, riempiendo ogni spazio con impegni e produttività. Il workaholism è in un certo senso il polo opposto dell’edonismo: anche qui il piacere del momento presente viene sacrificato, ma non per un obiettivo futuro consapevole, quanto per l’incapacità di stare fermi con se stessi. Osservare i due estremi aiuta a capire che il tema di fondo non è “quanto piacere ci si concede”, ma quanto ci si permette di sentire davvero ciò che si prova nel presente.

Quando il piacere diventa una fuga

La ricerca del piacere diventa un segnale da osservare con più attenzione quando smette di essere una scelta libera e diventa una necessità per non stare a contatto con qualcos’altro: noia, vuoto, ansia, tristezza non elaborata. In questi casi la persona spesso giustifica a se stessa le proprie scelte con argomentazioni del tipo “tanto si vive una volta sola”, un meccanismo di razionalizzazione che ha molto in comune con quello descritto dalla dissonanza cognitiva: si costruisce una convinzione che renda coerente un comportamento di cui, in fondo, non si è del tutto convinti.

Alcuni segnali che possono indicare che la ricerca di piacere ha questa funzione di evitamento: la sensazione di vuoto o irrequietezza appena manca uno stimolo piacevole; la difficoltà a stare da soli o in silenzio senza distrazioni; il bisogno di intensificare progressivamente lo stimolo (cibo, spesa, sostanze, relazioni) per ottenere lo stesso livello di gratificazione di prima; il senso di colpa ricorrente seguito dalla ripetizione dello stesso comportamento.

Quando è il caso di rivolgersi a uno psicoterapeuta

Cercare piacere e gratificazione fa parte di una vita sana: non è questo il problema. Ha senso chiedere un confronto professionale quando la ricerca del piacere ha smesso di essere una scelta e è diventata un automatismo che si ripete anche quando genera conseguenze negative concrete (economiche, relazionali, di salute), oppure quando dietro un comportamento apparentemente edonista si nasconde una difficoltà a tollerare emozioni spiacevoli come noia, ansia o tristezza.

Come si affronta in un percorso di psicoterapia

Nel mio lavoro utilizzo un approccio integrato a orientamento Gestalt, che aiuta a portare l’attenzione su ciò che si sta davvero evitando quando si rincorre in modo compulsivo una gratificazione immediata — lavorando sul contatto autentico con il bisogno reale del momento, non con il suo sostituto più comodo — insieme a strumenti cognitivo-comportamentali utili per riconoscere e modificare i pensieri automatici che alimentano il ciclo (“tanto una volta non cambia niente”, “me lo merito comunque”).

Domande frequenti

Edonismo ed epicureismo sono la stessa cosa?
No, anche se vengono spesso confusi. L’edonismo nella sua forma più radicale (Aristippo) cerca il piacere immediato dei sensi; l’epicureismo cerca invece un piacere moderato e duraturo, fatto di assenza di turbamento più che di intensità sensoriale.

Essere edonisti è un problema psicologico?
No, non di per sé. Diventa un segnale da osservare solo quando la ricerca del piacere è sistematicamente usata per evitare emozioni difficili o genera conseguenze negative ricorrenti.

Perché il piacere che provo dura sempre meno?
È un fenomeno noto in psicologia come “tapis roulant edonico”: tendiamo ad abituarci rapidamente agli stimoli piacevoli, per cui serve una gratificazione via via maggiore per ottenere la stessa sensazione di soddisfazione.

Qual è la differenza tra edonismo e dipendenza?
L’edonismo è uno stile di vita orientato al piacere, non necessariamente problematico. Diventa più vicino a una dipendenza quando il comportamento non è più sotto il controllo della persona nonostante le conseguenze negative — una valutazione che va fatta caso per caso con un professionista.

Mi occupo anche di questo, a Firenze

Sono la Dott.ssa Martina Fino, psicologa e psicoterapeuta a Firenze iscritta all’Albo degli Psicologi della Toscana. Capita spesso, in seduta, di scoprire che dietro un comportamento etichettato come “vizio” o “mancanza di forza di volontà” c’è in realtà un tentativo — spesso inconsapevole — di non sentire qualcosa di più scomodo. Ricevo nel mio studio di Firenze, zona Campo di Marte-Coverciano, e offro anche sedute online per chi vive fuori città o in altre zone della Toscana.

Per fissare un primo colloquio conoscitivo, anche solo telefonico e senza impegno: 392 693 1473 (anche WhatsApp) — fino.martina@gmail.com

In sintesi

  • L’edonismo è la dottrina secondo cui il piacere è il bene supremo; in psicologia indica il principio per cui il comportamento è motivato dalla ricerca del piacere e dall’evitamento del dolore.
  • Edonismo (Aristippo) ed epicureismo vengono spesso confusi, ma nella filosofia classica indicano due strade diverse verso il benessere.
  • Il “tapis roulant edonico” spiega perché rincorrere solo il piacere immediato dia risultati sempre più effimeri nel tempo.
  • La ricerca del piacere diventa un segnale da osservare quando smette di essere una scelta libera e diventa un modo per evitare emozioni difficili.

Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce una valutazione o una consulenza psicologica personalizzata.

Fonti

  • American Psychological Association (APA) — voce “Hedonism”.
  • Brickman, P. & Campbell, D. T. (1971), “Hedonic Relativism and Planning the Good Society” — origine del concetto di “hedonic treadmill”.
  • Kahneman, D., Diener, E. & Schwarz, N. (1999), Well-Being: The Foundations of Hedonic Psychology, Russell Sage Foundation.