Vostro figlio passa ore chiuso in camera, è sempre più nervoso se gli si chiede di staccarsi dallo smartphone, oppure avete scoperto che ha speso soldi in un videogioco senza dirvelo. Sono episodi isolati legati alla normale ricerca di autonomia tipica dell’adolescenza, oppure segnali di qualcosa che merita attenzione? Un dato recente dell’Istituto Superiore di Sanità aiuta a inquadrare il fenomeno: non è un’impressione isolata di pochi genitori, ma un tema che riguarda una parte consistente dei ragazzi italiani.
Cosa si intende per comportamenti a rischio in adolescenza
Con “comportamenti a rischio” in adolescenza si indicano condotte che espongono il ragazzo o la ragazza a conseguenze negative sul piano fisico, psicologico, scolastico o relazionale, e che tendono a intensificarsi o a diventare difficili da controllare autonomamente. Non riguardano solo sostanze o alcol: le indagini più recenti mettono in evidenza in particolare l’uso problematico di videogiochi, social media e gioco d’azzardo, spesso intrecciati tra loro.
Secondo l’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità condotta tra ottobre e dicembre 2025 su oltre 18.000 studenti italiani delle scuole secondarie, il 17-18% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni presenta almeno un comportamento a rischio legato a gaming, social media o gioco d’azzardo — una quota che nella fascia 14-17 anni corrisponde a oltre 400.000 studenti (fonte: AgenSIR). Tra chi ha un uso problematico dei videogiochi, quasi la metà ha speso denaro negli ultimi 12 mesi per contenuti di gioco (loot box, potenziamenti), e una parte non trascurabile mostra anche un profilo di giocatore d’azzardo problematico, fino al 15% nella fascia 14-17 anni.
Quali sono i segnali a cui prestare attenzione
Non esiste un singolo segnale che da solo indichi un problema: quello che conta è l’insieme dei cambiamenti e la loro durata nel tempo. Alcuni segnali che, se persistenti, meritano attenzione:
- Isolamento crescente: il ragazzo riduce progressivamente il tempo con amici e familiari, preferendo restare da solo con lo smartphone o il computer.
- Reazioni sproporzionate quando gli si chiede di interrompere un’attività online (rabbia, ansia marcata, insofferenza).
- Calo del rendimento scolastico o disinteresse improvviso per attività prima significative.
- Sleep disturbances, con ore notturne passate online e stanchezza diurna persistente.
- Segretezza insolita su spese, messaggi o attività online, oppure bugie ripetute su quanto tempo viene dedicato a certe attività.
- Cambiamenti dell’umore che vanno oltre la normale variabilità adolescenziale: irritabilità, tristezza, apatia prolungate.
Un singolo episodio — una serata passata a giocare più del previsto, una discussione per il tempo sullo smartphone — fa parte della fisiologica sperimentazione dell’adolescenza. È la combinazione di più segnali, la loro persistenza per settimane, e l’impatto reale sulla vita quotidiana (scuola, relazioni, sonno) a fare la differenza. In alcuni casi questi cambiamenti si sovrappongono a un quadro più ampio di ansia nei giovani, ed è utile distinguere le due situazioni per capire su cosa lavorare per primo.
Quando è il caso di rivolgersi a uno psicoterapeuta
Non serve attendere una crisi conclamata per chiedere un confronto professionale. Vale la pena considerare un percorso di sostegno psicologico quando: i segnali descritti sopra persistono da alcune settimane; il ragazzo o la famiglia percepiscono che la situazione sta peggiorando; ci sono ripercussioni concrete su scuola, relazioni o salute fisica; oppure semplicemente i genitori non sanno più come affrontare la situazione da soli e sentono il bisogno di un punto di vista esterno.
Un primo colloquio, anche solo con i genitori, può essere utile già prima di coinvolgere direttamente l’adolescente: aiuta a capire se e come proporre un percorso, senza forzature che spesso ottengono l’effetto opposto.
Come si affronta in un percorso di psicoterapia
Il lavoro con adolescenti e famiglie richiede un approccio flessibile, che tenga conto sia del bisogno di autonomia tipico di questa fase di vita sia del ruolo dei genitori. Nel mio lavoro utilizzo prevalentemente un approccio integrato a orientamento Gestalt — in particolare il lavoro nel phenomenological here and now tipico di questo modello — che aiuta il ragazzo a riconoscere e dare voce ai propri vissuti emotivi spesso comunicati solo attraverso il comportamento, insieme a strumenti cognitivo-comportamentali utili per intervenire su abitudini consolidate legate all’uso di dispositivi e videogiochi. Quando il comportamento a rischio nasconde un vissuto di ansia, stress o difficoltà relazionale irrisolta, lavorare su quella radice è spesso più efficace che intervenire solo sul sintomo visibile (il tempo passato online, per esempio).
Il percorso può coinvolgere colloqui individuali con l’adolescente, incontri con i genitori, o una combinazione delle due modalità, calibrata caso per caso.
Frequently Asked Questions
Mio figlio gioca molte ore al giorno ai videogiochi: è normale o è un problema?
Dipende dal contesto: se non compromette scuola, sonno e relazioni, e il ragazzo riesce comunque a fermarsi quando richiesto, spesso rientra nella normalità. Se invece genera conflitti quotidiani, isolamento o bugie, è un segnale da approfondire.
Come faccio a parlare con mio figlio adolescente senza che si chiuda ancora di più?
Evitare toni accusatori e scegliere un momento di calma, senza far seguire subito la conversazione a un episodio di conflitto, aiuta a mantenere aperto il dialogo. Un supporto psicologico può offrire strumenti pratici per questo tipo di conversazioni.
A che età possono comparire comportamenti a rischio come il gioco d’azzardo online?
I dati ISS più recenti mostrano che il fenomeno riguarda già la fascia 11-13 anni, non solo gli adolescenti più grandi — un motivo in più per non sottovalutare i segnali anche nei preadolescenti.
Serve portare subito mio figlio dallo psicologo, o posso parlarne prima io con qualcuno?
Un primo colloquio conoscitivo con un genitore, anche da solo, è un punto di partenza del tutto legittimo per valutare insieme come procedere.
Mi occupo anche di questo, a Firenze
Sono la Dott.ssa Martina Fino, psicologa e psicoterapeuta a Firenze iscritta all’Albo degli Psicologi della Toscana, e tra le aree di cui mi occupo c’è il sostegno a adolescenti e famiglie nella comprensione e gestione dei comportamenti a rischio. Ricevo nel mio studio di Firenze, zona Campo di Marte-Coverciano, e offro anche sedute online per chi vive fuori città o in altre zone della Toscana. Se in questo articolo avete riconosciuto una situazione simile alla vostra, un primo colloquio conoscitivo — anche solo telefonico e senza impegno — può essere un buon punto di partenza.
Per fissare un primo colloquio: 392 693 1473 (anche WhatsApp) — fino.martina@gmail.com
In summary
- Il 17-18% degli studenti italiani tra 11 e 17 anni mostra almeno un comportamento a rischio legato a gaming, social o gioco d’azzardo (dati ISS 2025-2026).
- Non è il singolo episodio a preoccupare, ma la persistenza, la frequenza e l’impatto sulla vita quotidiana.
- Isolamento, bugie, calo scolastico, alterazioni del sonno e reazioni sproporzionate sono segnali da monitorare nel tempo.
- Un percorso di psicoterapia può coinvolgere il ragazzo, i genitori, o entrambi, con un approccio calibrato caso per caso.
Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce una valutazione o una consulenza psicologica personalizzata.
Sources
- Istituto Superiore di Sanità (ISS), indagine su gaming, social media e gioco d’azzardo negli studenti italiani (ottobre-dicembre 2025), luglio 2026 — agensir.it
- Ministero della Salute — pagine informative su salute mentale in adolescenza
- Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) — Adolescent mental health
- Ordine degli Psicologi della Toscana

