{"id":31505,"date":"2018-11-28T23:04:34","date_gmt":"2018-11-28T22:04:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.martinafino.it\/?p=31505"},"modified":"2026-04-10T23:50:21","modified_gmt":"2026-04-10T21:50:21","slug":"i-dialoghi-del-corpo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinafino.it\/ro\/i-dialoghi-del-corpo\/","title":{"rendered":"I DIALOGHI DEL CORPO"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\" id=\"wpb-content-root\"><div id=\"vc_row-6a8bef4d86b0e\" class=\"vc_row wpb_row vc_row-fluid thegem-custom-6a8bef4d86af82982\"><div class=\"wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 thegem-custom-6a8bef4d86db54408\" ><div class=\"vc_column-inner thegem-custom-inner-6a8bef4d86db6\"><div class=\"wpb_wrapper thegem-custom-6a8bef4d86db54408\">\r\n\t\r\n\t\t<div class=\"wpb_text_column wpb_content_element  thegem-vc-text thegem-custom-6a8bef4d8708d8362\"  >\r\n\t\t\t<div class=\"wpb_wrapper\">\r\n\t\t\t\t<h2 style=\"text-align: center;\"><strong>I dialoghi del corpo<\/strong><\/h2>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><a href=\"https:\/\/martinafino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/dialoghi-del-corpo-recensione-psicologo-firenze-Dott.ssa-Martina-Fino-225x300-1.png\"><img class=\"alignnone wp-image-32316 size-full\" src=\"https:\/\/martinafino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/dialoghi-del-corpo-recensione-psicologo-firenze-Dott.ssa-Martina-Fino-225x300-1.png\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" \/><\/a>Adriana Schnake, psichiatra cilena, attraverso la terapia della Gestalt, propone un vero e proprio approccio olistico alla persona malata in cui la relazione terapeuta-paziente ritrova le radici nella relazione io-tu di Buber.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Adriana afferma: \u201cla nostra missione \u00e8, in primo luogo, aiutare colui che domanda aiuto ad essere consapevole del fatto che quel che gli sta succedendo ha a che vedere con se stesso, e che per quanto grave e complicato sembri, quel che gli accade sta informandolo di qualcosa di definitivamente importante per la sua vita\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>L\u2019autrice, durante la sua esperienza clinica, ebbe la prima scoperta: le persone parlano della loro malattia come se non fosse qualcosa di proprio. La persona malata non \u00e8 pi\u00f9 padrona neanche del suo stesso corpo, ci\u00f2 che parla al suo posto \u00e8 il suo quadro clinico. Quanto pi\u00f9 grave \u00e8 la loro malattia, tanto pi\u00f9 i pazienti preferiscono sapere in termini medici ci\u00f2 che li affligge.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Il paziente \u00e8 un informatore, cui i medici guardano con attenzione per valutarne il grado di credibilit\u00e0. Tuttavia la credibilit\u00e0 di chi sta sostenendo una battaglia con una parte di se stesso, con sintomi che lo opprimono e dai quali vuole liberarsi, \u00e8 molto ridotta.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Ci\u00f2 non significa che tale informatore mente; succede che egli non sa, n\u00e9 crede, che ci\u00f2 che gli fa male o che si manifesta in maniera cos\u00ec inaccettabile, sia parte di s\u00e9, ma crede che ci\u00f2 che fa male sia semplicemente una malattia. Man mano che aumenta la sensazione d\u2019impotenza e di abbandono, i pazienti riducono la capacit\u00e0 di percepire che ci\u00f2 che fa male o che disturba \u00e8 parte di loro; questo li rende cattivi informatori e contemporaneamente li allontana da se stessi.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>L\u2019autrice pone l\u2019attenzione sulla <a href=\"https:\/\/martinafino.it\/ro\/ti-sei-perso-nel-mondo-come-me\/\"  data-wpil-monitor-id=\"86\">relazione tra corpo<\/a> e malattia in funzione della propria visione del mondo, della propria credenza e della propria fede. L\u2019unica credenza di tutto il testo, frutto dell\u2019esperienza del lavoro con gli organi della Schnake, \u00e8 che cos\u00ec come in qualsiasi cellula c\u2019\u00e8 la struttura genetica totale dell\u2019individuo, in ogni organo c\u2019\u00e8 un\u2019informazione totale della persona.<\/div>\n<h3><\/h3>\n<h3>\u201cCome non permettere a quegli organi di parlare?\u201d.<\/h3>\n<div>Fu cos\u00ec che l\u2019autrice cominci\u00f2 ad includere, nel progetto terapeutico, il lavoro con i sintomi o le malattie che affliggevano le persone che partecipavano ai gruppi. Tutti i partecipanti partivano da un\u2019idea in comune: i conflitti della persona hanno qualcosa a che vedere con la malattia.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>L\u2019individuo non pu\u00f2 esser separato in mente e corpo ed assume un posto centrale nella relazione terapeutica. Generalmente neanche dopo aver avuto diagnosticata una malattia grave, la persona crede possibile informarsi da s\u00e9 di ci\u00f2 che le sta succedendo: il medico \u00e8 l\u2019unico che sa.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Nonostante ci\u00f2, il pi\u00f9 elementare e antico principio della medicina ci insegna che i sintomi sono dei campanelli d\u2019allarme; ma l\u2019individuo non \u00e8 in grado di ascoltare, e tanto meno di capire, tale avvertimento. Un punto chiave del pensiero dell\u2019autrice \u00e8 il superamento del dualismo cartesiano: la terapia \u00e8 una sola e non dovrebbe esistere la psicoterapia separata dall\u2019organoterapia.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Nessuna azione sull\u2019essere umano pu\u00f2 scindere ci\u00f2 che non ha alcuna possibilit\u00e0 di essere diviso o separato. Le parole fanno parte della cura e tramite il ridar voce all\u2019organo malato \u00e8 possibile conoscere una parte di s\u00e9, e aprire un dialogo, per capire cosa voler fare di ci\u00f2 che \u00e8 accaduto.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>L\u2019autrice propone un metodo d\u2019ascolto e riconoscimento del corpo che cerca di alleviare la sofferenza, facilitando il contatto delle persone con il messaggio profondo proveniente dai loro organi malati. L\u2019approccio clinico che ne consegue ha una portata che va oltre la semplice efficacia terapeutica.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Per il paziente \u00e8 la possibilit\u00e0 di un incontro con la parte di s\u00e9 disconosciuta, relegata sullo sfondo; quella parte che per i pi\u00f9 svariati motivi, la persona ha deposto nell\u2019organo sofferente, sopravalutando, o viceversa, sottovalutando le funzioni naturali di questo. Talvolta il solo prendere coscienza di alcune situazioni problematiche consente di correggere un circolo vizioso che alimenta una \u201cgestalt patologica\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Ci\u00f2 avviene per una via molto semplice, quando si ricorre alla personificazione dei propri organi, attraverso la tecnica della sedia vuota con l\u2019organo malato. Dialogando con i propri organi o parti di s\u00e9 alienate, la persona si rappacifica con se stessa, riprende quell\u2019equilibrio organismico alterato dalle sue personali credenze o invenzioni, sperimenta l\u2019unit\u00e0 e riassapora la saggezza organismica.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>L\u2019autrice dedica un intero capitolo ad un excursus sul possibile significato delle pi\u00f9 note malattie che affliggono l\u2019essere umano, dalla tubercolosi all\u2019AIDS. Tra le malattie prese in considerazione, l\u2019accostamento tra il cancro e la depressione \u00e8 interessante: \u201cquando descriviamo la depressione in termini analogici, questa appare significativamente somigliante al cancro in un punto:il non riconoscimento dei limiti.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Dal punto di vista del depresso tutto appare senza senso, senza forma e carente di valore; tale invasione di scoramento che non risparmia nulla, \u00e8 come una vera e propria invasione di cellule neoplastiche, che non si localizza in alcun organo ma che comprende tutta la persona. Ecco perch\u00e9 le ho chiamate malattie dell\u2019onnipotenza.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Nell\u2019impossibilit\u00e0 delle cellule cancerogene di accettare i limiti imposti dalla crescita normale, cos\u00ec come nella difficolt\u00e0 dei depressi di accettare i limiti, le separazioni, le perdite, troviamo una cultura che propizia ogni volta di pi\u00f9 la negazione dei limiti, esaltando l\u2019essere autosufficiente, onnipotente, magnifico nella singolarit\u00e0 ed eccezionalit\u00e0, senza tolleranza al fallimento n\u00e9 la perdita\u201d. Secondo l\u2019autrice, non c\u2019\u00e8 dubbio che la malattia rende sinceri, se si ascolta.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Perls, il padre della terapia della Gestalt, fu la prima persona che si preoccup\u00f2 di combattere l\u2019alienazione del corpo. Denunci\u00f2 quel parlare in terza persona del corpo o delle sue parti (lo stomaco) invece di usare il pronome possessivo, per dire ad esempio il mio stomaco.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>A partire dal linguaggio, ci obblig\u00f2 a riprendere possesso di noi stessi, a non metterci nelle mani di un altro come pacco di cui non conosciamo il contenuto. \u00c8 necessario che le persone siano realmente prese in considerazione per quel che sono, e ci\u00f2 non si ottiene aggiungendo ulteriori dati all\u2019informazione che la persona sta dando sul suo quadro clinico o i suoi sintomi.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno \u00e8 che la persona da semplice informatore diventi attore principale. \u00c8 il paziente, colui che ha i sintomi, che deve essere al centro della relazione terapeutica, allo scopo di ricercare il senso della propria malattia, in quel preciso momento, e in quel determinato organo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Non \u00e8 facile imparare ad ascoltare i messaggi del corpo e cominciare ad uscire da questa trappola divisionista che viene dallo sguardo medico e giunge fino a coloro che pi\u00f9 ci amano, ogni qualvolta ci lamentiamo di qualcosa.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Il mondo che ci circonda si \u00e8 riempito sempre pi\u00f9 di rumori destinati a renderci sordi ai nostri messaggi, e il nostro corpo ha perso la capacit\u00e0 di rendersi conto persino delle cose pi\u00f9 elementari. E\u2019 difficile e faticoso mettersi in contatto con le vere richieste e necessit\u00e0 del nostro organismo, minacciato da quei terribili mostri, le malattie, che sono in agguato dietro qualsiasi debolezza, pronti ad attaccarci.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Qui comincia il dramma: se le malattie sono i nostri nemici, non sapremo mai se hanno un messaggio positivo per noi. Il dovere terapeutico \u00e8 fornire strumenti positivi, aiutare la persona ad avere elementi efficaci di auto-aiuto, per non continuare ad aumentare la sua alienazione.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Sperimentare e conoscere il proprio corpo in modo diverso pu\u00f2 contribuire a modificare il senso della malattia, e altres\u00ec a ridurre l\u2019alta frequenza di malattie invalidanti e mutilanti, cos\u00ec come la paurosa incidenza di suicidi nell\u2019et\u00e0 delle grandi crisi, dove il dialogo con s\u00e9, pu\u00f2 mettere in contatto la persona con messaggi che non trovano riscontro nel mondo circostante.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>All\u2019istituto Gestaltico di C\u00f2rdoba (Argentina), hanno sviluppato un modello di insegnamento di \u201canatomia e fisiologia esperienziale\u201d, come parte integrante dei corsi di specializzazione di Psicoterapia Gestaltica.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>L\u2019obiettivo \u00e8 favorire, nei terapeuti la possibilit\u00e0 di agire come io-ausiliario nei dialoghi gestaltici dei pazienti che presentano quei disturbi chiamati organici. In questo approccio si cerca di aiutare l\u2019essere umano a diventare responsabile della propria malattia e a capire il messaggio che questa porta con s\u00e8, lavorando con l\u2019intera struttura caratterologica di chi chiede un consulto.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>A volte, ci\u00f2 che la persona scopre pu\u00f2 fermare il processo, se questo non \u00e8 ancora in una fase irreversibile. \u00c8 l\u2019ammalato colui che detiene la chiave definitiva della sua malattia; e questa chiave \u00e8 nascosta tanto per lui quanto per coloro che vogliono curarlo. La persona malata non sa che \u00e8 proprio l\u00ec che si trova il vero messaggio cui non \u00e8 prestato ascolto.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Siccome l\u2019essere umano generalmente si arrabbia con la parte del suo corpo che lo limita o in qualche modo lo disturba, non parla con lei e ancor meno la ascolta. L\u2019organo o la parte malata parla in molti modi e fintanto che il soggetto non capisce il messaggio, sono nemici. La persona, in guerra con la malattia, non facilita la sua cura: cerca solo di disfarsi di una parte di s\u00e9 che non ha mai compreso o accettato del tutto.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Se con l\u2019approccio proposto spariscono sintomi, segnali o malattie che perturbano una persona, \u00e8 perch\u00e9 il messaggio di quella malattia \u00e8 stato capito, e in quella persona \u00e8 stato possibile un cambiamento.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>L\u2019autrice propone numerosi casi clinici trattati con il metodo gestaltico.<\/div>\n<div>Riporto a titolo esemplificativo il lavoro con un paziente, Samuel, con cancro ai polmoni.<\/div>\n<div>\u201cSamuel ci consulta dopo essere stato operato di cancro polmonare. Dopo un primo colloquio a Santiago, decide di partecipare ad un gruppo terapeutico a Chilo\u00e8.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Gli spiego, il nostro punto di vista sulla malattia. Dico: non possiamo considerare la malattia come una nemica. Non possiamo litigare con lei senza sapere cosa \u00e8 venuta a fare. Si \u00e8 installata in una parte nostra. Presta ascolto a quel polmone in cui un gruppo di cellule si sono dichiarate in ribellione.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Il segreto \u00e8 il messaggio che ci volevano dare e che noi non abbiamo ascoltato; \u00e8 un segreto assolutamente e totalmente unico, come le impronte digitali. Quell\u2019organo, che nacque con noi, sa qualcosa di noi che non \u00e8 disposto a farci dimenticare. In questo modo arriviamo a spiegare alla persona quanto sia importante mettersi in contatto in forma esperienziale con l\u2019organo malato, descriversi e parlare al suo posto\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>In figura emerge la necessit\u00e0 di riappropriarsi del proprio organo e di mettersi nei suoi panni, attraverso le tecniche della terapia della Gestalt (drammatizzazione, sedia vuota), per poter iniziare a dialogare con lui, al fine di trovare un senso alla propria malattia.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Per poter far questo, l\u2019autrice ha creato un vero e proprio metodo di lavoro gestaltico, creando schede operative degli organi. Il lavoro consiste nella descrizione delle caratteristiche personali che un individuo somigliante ai nostri organi dovrebbe avere; caratteristiche dedotte dalla funzione, forma e consistenza di ciascun organo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>In uno dei lati delle schede sono descritte le caratteristiche anatomiche e fisiologiche dell\u2019organo, mentre sull\u2019altro lato vi sono elencate le caratteristiche che avrebbe l\u2019organo se fosse una persona, in accordo alla sua funzione e costituzione. E\u2019 a partire da queste schede che iniziano i \u201cdialoghi del corpo\u201d.<\/div>\n<div>\n<p>Trovo affascinante questo metodo di lavoro e ritengo che abbia un\u2019efficacia terapeutica rilevante per la persona malata, poich\u00e9 offre la possibilit\u00e0 di ridare un senso alla propria esistenza e, dunque, alla propria malattia, partendo dall\u2019idea esistenzialista di base che \u201cnon importa ci\u00f2 che accade, ma ci\u00f2 che noi facciamo di ci\u00f2 che accade\u201d.<\/p>\n<h4><strong>ARTICOLI SUGGERITI<\/strong><\/h4>\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"Yd16b0ByfY\"><p>\n<a href=\"https:\/\/martinafino.it\/ro\/una-madre-sa-dare-radici-e-ali\/\">UNA MADRE SA DARE RADICI E ALI<\/a>\n<\/p><\/blockquote>\n<p><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"&#8220;UNA MADRE SA DARE RADICI E ALI&#8221; &#8212; Psicologo Psicoterapeuta Firenze Martina Fino\" src=\"https:\/\/martinafino.it\/una-madre-sa-dare-radici-e-ali\/embed\/#?secret=7umNXlXcdV#?secret=Yd16b0ByfY\" data-secret=\"Yd16b0ByfY\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"shc80uLVwp\"><p>\n<a href=\"https:\/\/martinafino.it\/ro\/il-travaglio-del-lutto\/\">IL TRAVAGLIO DEL LUTTO<\/a>\n<\/p><\/blockquote>\n<p><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"&#8220;IL TRAVAGLIO DEL LUTTO&#8221; &#8212; Psicologo Psicoterapeuta Firenze Martina Fino\" src=\"https:\/\/martinafino.it\/il-travaglio-del-lutto\/embed\/#?secret=xb7vhVoONg#?secret=shc80uLVwp\" data-secret=\"shc80uLVwp\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"v8Y0ki88al\"><p>\n<a href=\"https:\/\/martinafino.it\/ro\/psiconcologia\/\">Psiconcologia<\/a>\n<\/p><\/blockquote>\n<p><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"&#8220;Psiconcologia&#8221; &#8212; Psicologo Psicoterapeuta Firenze Martina Fino\" src=\"https:\/\/martinafino.it\/psiconcologia\/embed\/#?secret=NFmP2N5beP#?secret=v8Y0ki88al\" data-secret=\"v8Y0ki88al\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"SJ1JKgUtv0\"><p>\n<a href=\"https:\/\/martinafino.it\/ro\/lo-sguardo-e-lazione\/\">LO SGUARDO E L&#8217;AZIONE<\/a>\n<\/p><\/blockquote>\n<p><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"&#8220;LO SGUARDO E L&#8217;AZIONE&#8221; &#8212; Psicologo Psicoterapeuta Firenze Martina Fino\" src=\"https:\/\/martinafino.it\/lo-sguardo-e-lazione\/embed\/#?secret=iRWmwwV7Yi#?secret=SJ1JKgUtv0\" data-secret=\"SJ1JKgUtv0\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n\r\n\t\t\t<\/div>\r\n\t\t\t<style>@media screen and (max-width: 1023px) {.thegem-vc-text.thegem-custom-6a8bef4d8708d8362{display: block!important;}}@media screen and (max-width: 767px) {.thegem-vc-text.thegem-custom-6a8bef4d8708d8362{display: block!important;}}@media screen and (max-width: 1023px) {.thegem-vc-text.thegem-custom-6a8bef4d8708d8362{position: relative !important;}}@media screen and (max-width: 767px) {.thegem-vc-text.thegem-custom-6a8bef4d8708d8362{position: relative !important;}}<\/style>\r\n\t\t<\/div>\r\n\t\r\n<\/div><\/div><\/div><\/div>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":4,"featured_media":31409,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[260],"tags":[],"class_list":["post-31505","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-psicologo-firenze-la-psicologia-si-cura-di-te"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v28.3 (Yoast SEO v28.3) - 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